Il Cavallino di Monterufoli, detto anche Monterufolino, è una rara razza equina autoctona della Toscana, originaria della Val di Cecina. Storicamente impiegato nei lavori agricoli e forestali, oggi è tutelato per il suo valore genetico e culturale e viene valorizzato anche negli Interventi Assistiti con gli Animali e nella ricerca scientifica.
Piccolo, rustico e molto resistente, il Cavallino di Monterufoli, chiamato anche Monterufolino, è uno dei cavalli più particolari e tipici della Toscana.
Il suo valore non riguarda solo le caratteristiche genetiche di una razza autoctona.
Il Monterufolino racconta anche una parte della storia del legame tra l’essere umano, cavallo e campagna toscana.
Per molte generazioni questi cavalli hanno affiancato le attività agricole e forestali nel territorio di Monterufoli: hanno mostrato una grande capacità di adattarsi ai terreni difficili, alle pendenze e ai sentieri stretti dei boschi.
Erano molto utili ai boscaioli e ai produttori di carbone. Li aiutavano a trasportare il legname anche in zone dove era difficile arrivare con altri mezzi. Così il cavallo era diventato una presenza importante nella vita di tutti i giorni e nel lavoro delle comunità locali.
Con l’arrivo della meccanizzazione agricola e forestale, però, il bisogno di usare cavalli per questi lavori è calato poco a poco. Di conseguenza, anche il numero di Monterufolini si è ridotto. Oggi la razza è vista come a rischio di estinzione.
Sono partiti programmi di conservazione per evitare di perdere altri esemplari e per non ridurre la variabilità genetica.
Alla fine degli anni Novanta, i documenti del Ministero dell’Agricoltura sulle razze locali a rischio contavano solo 77 esemplari, di cui 29 fattrici. Anche la Regione Toscana ha riconosciuto l’importanza di proteggere questa specie, per questo ha inserito il Monterufolino tra le razze per cui ci sono misure a sostegno degli allevatori che la custodiscono.
Proteggere il Cavallino di Monterufoli vuol dire conservare molto più di una popolazione animale con pochi esemplari. Vuol dire tenere viva una parte della storia della Toscana, in particolare della zona di Val di Cecina, una cultura del lavoro e un modo particolare di rapportarsi al cavallo che si è formato nei secoli.
In questo senso, la conservazione di questa razza diventa anche un patrimonio culturale. Quando una razza locale scompare, infatti, non si perde solo un patrimonio genetico unico, ma anche una parte delle conoscenze, delle tradizioni e della memoria che si sono raccolte intorno a essa.
Proprio alla luce delle difficoltà incontrate nel mantenimento e nella conservazione della razza, nel 2008 nasce l’Associazione del Cavallino di Monterufoli, alla quale, dal 2022, si affianca anche la tutela dell’Asino Amiatino.
L’Associazione, con sede presso la centro ippico Comunale Santa Barbara di Pomarance, si impegna a tutelare e valorizzare il Monterufolino attraverso diverse attività di sensibilizzazione, divulgazione e promozione della razza.
Nel corso degli anni, l’Associazione ha infatti portato il Monterufolino a numerose fiere e manifestazioni, ha collaborato alla realizzazione di documentari a carattere divulgativo e ha promosso la sua partecipazione a diverse discipline equestri, mettendo in evidenza le caratteristiche e le qualità peculiari di questo cavallo.

Un ulteriore ambito di valorizzazione è rappresentato dagli interventi assistiti con gli animali, nei quali il Monterufolino viene impiegato sia montato sia attaccato alla carrozza.
L’Associazione ha preso parte a diversi progetti comunali e regionali rivolti a soggetti fragili sviluppati in collaborazione con le Società della Salute AVC attraverso specifici bandi e progettualità.
In questo contesto, il Monterufolino diventa non solo un simbolo del patrimonio zootecnico locale, ma anche uno strumento di relazione, socialità e inclusione.

Tutto questo rende ancora più interessante e di rilievo il coinvolgimento del Monterufolino nella ricerca scientifica di oggi.
La razza è stata coinvolta infatti all’interno del progetto PRIN 2022 “OneFeeL – One welfare, one emotion”, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato da diversi gruppi di ricerca.
Il progetto mette insieme competenze diverse, come bioingegneria, neuropsichiatria, medicina veterinaria ed etologia.
L’obiettivo è studiare in modo scientifico la relazione tra umano e cavallo, in particolare come le emozioni e le risposte fisiologiche di entrambi possano influenzarsi.
Il progetto coinvolge l’Università di Firenze, l’Università di Pisa, l’Università degli Studi di Milano, tramite il Dipartimento di Scienze della Salute e il Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua dell’Ospedale Niguarda. Gli Interventi Assistiti con gli Animali, noti anche come IAA, includono diverse attività dove la presenza e la relazione con un animale vengono usate in percorsi educativi, terapeutici o di supporto.
Nel caso del cavallo, il rapporto non si limita a stare in sella.
La cura dell’animale, il contatto, la preparazione, il movimento e tutte le interazioni durante l’attività possono far parte del percorso.
Per questo motivo è importante pensare anche al benessere del cavallo; non è solo uno strumento per raggiungere un certo risultato, ma è un vero protagonista della relazione.
Ed è proprio questo aspetto che rende particolarmente interessante il progetto OneFeeL.
Studiare l’interazione tra persona e cavallo vuol dire cercare di capire cosa succede a entrambi durante questo rapporto. Le reazioni del cavallo possono dare informazioni sul suo stato emotivo e fisiologico.
Allo stesso modo, quelle della persona possono aiutare a capire come vive l’interazione.
In questo studio, i ricercatori hanno scelto di osservare alcuni Monterufolini, tra cui quelli presenti presso il Centro Ippico Santa Barbara (Pomarance), famosi per la loro curiosità e collaborazione durante le interazioni con l’essere umano.
In questa prospettiva, la storia del Monterufolino acquista un significato ancora più grande.
Una razza che rischiava di sparire perché il suo vecchio ruolo nel lavoro non serviva più è oggi al centro di una ricerca che vuole capire qualcosa di molto più profondo. Si cerca di capire come umano e cavallo si influenzano e costruiscono un legame.
Salvare il Cavallino di Monterufoli non vuol dire solo proteggere una razza antica.
Significa anche conservare un patrimonio genetico e culturale che ancora oggi offre nuove occasioni di conoscenza e nuove possibilità nel mondo dei cavalli e negli Interventi Assistiti con gli Animali.
Testo scritto dalla Dott.ssa Alice Galotti, dottoranda del dipartimento di Biologia all’Università di Pisa (supervisionata dal Professor Paolo Baragli ed Elisabetta Palagi), in collaborazione con l’Associazione Cavallino di Monterufoli ed asino Amiatino E.T.S.
























